Da bambina nessuno mi aveva mai letto la storia di Barbablù.

Crescendo l’avevo trovata nella raccolta di favole ereditata dalla zia che mi divertivo a leggere nei pomeriggi tornata da scuola: ricordo con vividezza la paura che provavo di fronte alle immagini della piccola chiave piena di sangue e di quell’uomo dal volto crudele e dalla lunga barba di colore bluastro che accompagnavano le pagine della storia di Perrault.

Da ragazzina, appassionatami come molte allo splendido libro della Dr.ssa Estes, Donne che corrono con i lupi, ne avevo apprezzato la rilettura in chiave psicologica.

Adesso da mamma di due bambine e da Professionista che spesso lavora con giovani donne alle prede con relazioni sentimentali “sbagliate”, ne colgo pienamente il senso più profondo, quello che già da adolescente mi aveva affascinato quando avevo letto per la prima volta (ma ne sarebbero seguite molte altre!) quel libro che poi, insieme ad altri, avrebbe contribuito alla mia scelta Universitaria alcuni anni dopo.

Se infatti nella versione originale di Perrault lo scopo del racconto è moralistico (e ricorda secondo alcune interpretazioni il Peccato Originale di Eva), ossia ammonire le femmine dall’esercitare la curiosità propria della loro razza, la storia si presta ancora meglio come pretesto oggi per parlare alle nostre Figlie di come imparare a gestire i rapporti sentimentali, di come fare a proteggersi da uomini sbagliati e di come uscire da storie pericolose.

Tutte le creature devono imparare che esistono i predatori.

I fatti di cronaca degli ultimi anni parlano chiaro: dietro l’omicidio di una donna, dietro abusi e violenze raramente c’è un estraneo, un maniaco occasionale, il Lupo Cattivo incontrato per caso vagando nella foresta.

Molto più frequentemente ci sono gli uomini di quelli che avremmo in teoria dovuto fiutare ed evitare sin dall’inizio.

Invece, come novelle  Cappuccetto Rosso con i Lupi ci andiamo spesso a nozze, nel senso letterale del termine.

Un marito violento, un partner con alta impulsività e scarsa capacità di tollerare le frustrazioni. Un uomo geloso, possessivo e con dei seri deficit di empatia convinto che “Se non sarai mia non sarai di nessun’altro”.

Spesso sembra che la Donna fosse all’oscuro, sino al momento del dramma, della Natura Malvagia del suo Compagno ma a vedere bene  invece i segnali c’erano. Ci sono sempre dei segnali. Il “raptus” che trasforma Gandhi in Hannibal Lecter purtroppo non esiste, per quanto i media cerchino sempre di infilarlo nella solita trita e ritrita narrativa dei femminicidi.

Crisi di rabbia mal gestite, uno schiaffo qui, un insulto pesante lì. L’idea che tutto sommato l’Altro fosse solo stressato, che magari lei stessa ne avesse provocato la reazione, che magari tutto questo possa essere normale in un rapporto di coppia.

Nella propria rilettura della favola la Dr.ssa Estes introduce la splendida definizione di Predatori Naturali della Psiche: questi Uomini appaiono agli occhi della fanciulla ingenua del mondo e disattenta nei confronti del proprio potente potere intuitivo come dotati di carisma e fascino perché abili seduttori “nonostante la folta barba blu” che, inizialmente, aveva creato invece consone sensazioni di allarme e diffidenza.

Se la Fanciulla fosse stata sufficientemente allenata all’ascolto della propria “pancia”, delle proprie emozioni di paura, di disgusto, di diffidenza, probabilmente, come le proprie Sorelle Maggiori, si sarebbe tenuta lontana da lui a tutti i costi.

Le partner ideali dei tanti Barbablú, di quegli uomini da evitare, sono bambine che nell’infanzia appaiono dall’esterno brave, carine, dolci, compite, le classiche figlie perfette che non danno mai problemi ai genitori. Timide e remissive sembra facciano fatica spesso a dire un no, ad esprimere una propria personale opinione, troppo spaventate delle conseguenze eventuali di un disaccordo o di una lite (Te ne andrai da me? Mi giudicherai male?). Il proprio senso di amabilità personale è frequentemente basso e la sensazione di essere trasparente agli altri assai frequente: ci si sente vive ed esistenti per l’altro solo facendo qualcosa o essendo in un certo modo. Tipica è l’idea di poter cambiare il partner con il proprio amore o di non essere in grado di vivere senza qualcuno che, illusoriamente, ci dia la sensazione di guidarci, di poter pensare al nostro posto. Frequentemente in queste donne si osservano aspetti di dipendenza nelle relazioni, se non addirittura una vera e propria pericolosa Sindrome della Crocerossina.

Non è infrequente che esse arrivino da famiglie in cui con almeno un genitore erano presenti modalità relazionali basate sul compiacimento compulsivo dei desideri dell’altro: queste bambine diventano quindi espertissime nel sintonizzarsi sui desideri dell’altro anticipandoli ma spessissimo risultano totalmente opache ai propri. Queste bambine risultano totalmente non allenate al riconoscimento delle proprie emozioni e sensazioni fisiche, ignare dei propri obiettivi di vita.  Possono essere rintracciabili nei genitori di queste bambine difficoltà nella gestione delle emozioni con tendenza al loro evitamento.

Altre volte si tratta di bambine cresciute in famiglie estremamente patriarcali, dove il modello femminile appreso era simile a quello che poi avrebbero introiettato ed iniziato a replicare una volta cresciute.

Nei casi più estremi queste bambine arrivano da storie di vita profondamente traumatiche, dove non è infrequente incappare in una precoce esposizione alla sessualità se non addirittura in veri e propri abusi emotivi e o  fisici ripetuti nel tempo. Tipico è il profilo psicologico della compagna dell’uomo violento all’interno della cui storia di vita si rintracciano mixage letali di accudimento, aggressività e sessualità con le figure genitoriali. Per molte di loro il compagno violento è qualcosa che replica gli schemi affettivi di tutta la loro vita: amore è controllo, amore è sottomissione, amore è umiliazione.

Un Barbablù può essere depotenziato secondo la lettura del libro della Dr.ssa Estes solo facendo ricorso ad energie tradizionalmente attribuite al “Maschile”: “aggressive” sul piano energetico, vitali, che uccidano  il legame emotivo con il Carnefice ed elevino la Fanciulla dal ruolo auto-inflitto di Vittima a quello di Donna Selvaggia (per dirla con la Estes).

Solo leggendo alle nostre bambine fiabe come questa e parlando loro, con parole adatte alla loro età, del Bene e del Male, solo insegnando loro a conoscere e ad affinare i propri sensi senza farsi abbindolare da promesse o da false apparenze potremo aiutarle a capire di chi fidarsi e di chi sarebbe meglio tenersi alla larga. Solo così potremo sperare in un futuro di vedere meno casi di violenza sulle donne. 

Tutelando il loro sviluppo come persone e non riducendole a graziosi soprammobili potremo sperare che quando incapperanno in un Barbablù seducente (perchè prima o poi succede a tutte) saranno in grado di guardare in faccia il Mostro dietro la Maschera e di vederlo come tale senza pretendere che esso sia qualcosa di diverso da ciò che sembra.

Dobbiamo rendere le nostre bambine capaci di guardare quella barba blu e quei denti aguzzi per quello che esattamente sono: un pericolo. Dobbiamo dare loro il potere di imparare a guardare quel che c’è con occhi attenti, e non con quelli della “brava bambina”  che si è abituata a credere che per essere amata dovrà sopprimere le proprie sensazioni e le proprie emozioni.

Tutte le tragedie purtroppo iniziano sempre con “Io la Barba Blu l’avevo anche vista e mi aveva fatto paura, solo che poi mi sono detta che dovevo essere io quella troppo sensibile o troppo esagerata per provare tutta quella diffidenza”.

Invece finisce sempre che lui è davvero  Barbablù  e che tu ti convinci che tutto sommato quella barbaccia non è poi così brutta, ti convinci che prima o poi magari la taglierà, che potrà forse tingerla o che tutto sommato sia addirittura alla moda.

Se senti di essere in una relazione abusante non aspettare. Contatta una associazione contro la violenza sulle donne e scappa, più silenziosamente e velocemente che puoi. Non dare seconde o terze chance. Non incontrarlo da sola. Non credere a pentimenti o a richieste di chiarimenti. Tutelati. Se vuoi un incontro con me sono qui per supportare il tuo percorso.