There’s no greater power than the power of goodbye” cantava a cavallo dei primi anni Duemila Madonna in quello che è stato il suo album maggiormente intriso di spunti mutuati dall’ambito della religione e della spiritualità, dal Buddismo alla Cabala.  E sempre dal mondo dell’esoterismo ci arriva l’invito del XIII Arcano, il cosiddetto Arcano Senza Nome comunemente chiamato “La Morte”: per far ripartire un nuovo Ciclo vitale dobbiamo prima di tutto fare piazza pulita del vecchio. L’Arcano XIII corrisponde secondo il linguaggio degli alchimisti all’inizio del “Nigredo”, la fase che prevede una mortificazione simbolica del corpo, inteso come involucro esteriore nel quale risiede l’Anima. Psichicamente, il Nigredo corrisponde ad un annichilimento della “maschera” che indossiamo, ad uno sbriciolamento di tutte le certezze della nostra coscienza che è propedeutica ad una rinascita salvifica nella totalità del Sé.

Lo stesso mandato psichico si osserva tipicamente sia in molti Miti e molte Fiabe dove per progredire è richiesta una Morte temporanea dell’Eroe (Come in Amore e Psiche e La Bella e la Bestia ad esempio) sia nei riti di passaggio dell’anno (il folklore popolare della notte di Ognissanti, dei falò di Calendimaggio e dei fuochi in cui viene bruciata la Vecchia)sia nella iconografia religiosa inerente i Miti della Grande Madre, dove ella viene rappresentata con un triplice volto di Fanciulla, Madre e Vecchia.

Pur sapendo quindi che il sacrificare il vecchio che deve morire sull’altare del nuovo sia di per sé catartico e porti con sé nuove energie psichiche fresche e potenti tutti lo troviamo difficile (al riguardo potete leggere quest’altro Articolo) e per molte persone questo è addirittura impossibile.

Spesso così si rimane invischiati dentro il ricordo di eventi lontani nel tempo ma che ancora sono dolorosamente vivi: quell’ex che ci ha lasciato, quel genitore che non ci è stato, quel professore che ci ha umiliati.

Oppure, possiamo continuare a vivere male all’interno di situazioni difficili iniziate anni fa e da cui non sappiamo come tirarci fuori: il lavoro che non soddisfa, quelle visite mediche che proprio ogni volta non riusciamo a fare e disdiciamo, quei segreti sulla nostra vita sessuale che riteniamo essere non confidabili a nessuno.

Altre volte, il passato continua a ripresentarsi nei sogni della notte o nei rimuginii diurni dove il pensiero dei torti subiti o delle cose non fatte si avvita in lunghe spirali recriminative e rivendicative.

È un assioma della Psicologia: noi siamo quelli che siamo perché le nostre storie di vita si sono snodate secondo quello specifico percorso e che per andare avanti dobbiamo quindi saper guardare indietro al nostro percorso esistenziale. C’è però un limite oltre il quale il passato inizia a trasformarsi in una gomma da masticare appiccicata sotto la suola delle nostre scarpe impedendoci quindi di andare avanti e finendo invece per bloccarci dove siamo. Come una gomma da masticare per sganciarci da esso non possiamo solo sederci ed aspettare che se ne vada di per sé: dobbiamo attivamente staccarcene.

Lo staccarcene non implica però cancellarne la traccia mnestica dai neuroni dei nostri ippocampi (come in un famoso film dal titolo malamente tradotto in italiano, Eternal Sunshine of the Spotless Mind) ma imparare a guardarlo da una prospettiva diversa: pur serbandone in pieno i dettagli sappiamo che lo abbiamo alle spalle quando esso smette di farci male ogni volta come se la ferita fosse appena fatta. Sappiamo che lo abbiamo alle spalle quando cominciamo a guardare in una prospettiva più empatica tutti i protagonisti della scena, inclusi noi stessi: ciò non è buonismo ma è un atto di realismo. Implica infatti uscire da una lettura autocentrata e spesso vittimistica della realtà restituendo invece un profondo senso ad ogni attore sul palcoscenico, incuriosendoci profondamente delle dinamiche nostre, di quelle dell’altro e di come esse hanno interagito. Sappiamo che lo abbiamo alle spalle quando accettiamo profondamente che quelle antiche e dolorose emozioni sono state, hanno avuto senso di esistere e che ora possiamo lasciarle andare dato che nel qui ed ora non hanno invece più scopo di perpetuarsi.  Sappiamo che lo abbiamo alle spalle quando i pensieri su di esso smettono di essere intrusivi e li ricollochiamo, insieme a tante altre nostre memorie passate, in una scatola della soffitta mentale.

Non è il passato ad andarsene, siamo noi a darci la possibilità di andare oltre.